65. L'oro americano e la rivoluzione dei prezzi.

   Da: F. Borlandi, L'et delle scoperte e la rivoluzione
economica nel secolo sedicesimo, in Nuove questioni di storia
moderna, Marzorati, Milano, 1972.

 Il grande afflusso in Europa di oro e d'argento dell'America del
sud, estratto con il sudore e il sangue di indios e schiavi
africani, come in una sorta di legge del contrappasso, provoc in
Europa la maledizione del rialzo dei prezzi. Il fenomeno, forse
cominciato, o accelerato, anche da altre cause economiche
concomitanti, consistette in una progressiva svalutazione
dell'enorme quantit dei metalli preziosi affluiti sul continente,
che determin un logico aumento dei prezzi delle merci che
venivano pagate con quei metalli. Vi fu un grande turbamento nel
possesso della ricchezza: chi viveva di rendite o salari fissi
sub un grave danno dal rialzo, al contrario di coloro che
proiettavano nel futuro i loro investimenti, che crescevano con il
passare del tempo. Un'accurata analisi del fenomeno  condotta in
queste pagine dallo storico dell'economia Franco Borlandi.


   E' noto che l'Europa soffr per l'insufficienza di metalli
preziosi disponendo di una circolazione metallica inadeguata al
crescente intensificarsi dei suoi rapporti di scambio. Ma dopo le
grandi scoperte, e precisamente con la met del secolo sedicesimo,
la situazione si capovolge. L'oro e l'argento che giungono dal
nuovo mondo dapprima non sono gran cosa, le spogliazioni e lo
sfruttamento dei ricchi imperi del Messico e del Per cominciano
per a rendere sensibili le aumentate disponibilit europee; poi,
col 1545, la grande miniera d'argento di Zacatecas e subito dopo
quella immensa di Potos [citt boliviana a 4000 metri
d'altitudine], rovesciano in Europa quantit insospettate di quel
metallo prezioso. Dal 1503 giunge in media, all'anno, dall'America
una quantit di oro che  pari ad un quinto di tutta la produzione
del vecchio mondo, e dal 1520, ogni anno, l'America fornisce
all'Europa il triplo, in media, dell'argento che la stessa Europa
produce. Altro oro e altro argento recano poi le vie incontrollate
della pirateria, del contrabbando e della rapina.
   L'Europa ora abbonda di metalli preziosi, e pi ne abbonda, pi
l'oro e l'argento sono deprezzati, com' di ogni bene di cui
aumenti sproporzionatamente l'offerta. Il deprezzamento dei
metalli preziosi  a sua volta deprezzamento della moneta, e,
poich il valore della moneta diminuisce, aumentano i prezzi. Nel
1552 il vescovo Las Casas osserva che i milioni si sono ridotti a
valere ben poco; nel 1560 in Spagna si constata che il prezzo di
un paio di scarpe  uguale a quello che un tempo era il prezzo di
un abbigliamento completo. Ne  colpita in primo luogo la Spagna;
ma il paese  indebitato e tributario dell'estero, mancando di
materie prime e di attivit manifatturiere; il suo oro e il suo
argento emigrano quindi altrove a saldare le sue permanenti
passivit ed a provocare anche altrove lo stesso generale rincaro.
La Spagna del '500  anche l'unico paese d'Europa in cui la
popolazione diminuisca o ristagni: in Francia, in Germania, in
Inghilterra, in Italia la popolazione  invece in aumento e pu
dirigere verso la Spagna una forte emigrazione attratta
dall'apparente elevatezza dei salari, ma che a sua volta porta poi
fuori altro oro ed argento favorendo nei vari paesi, con
l'incremento della circolazione, anche gli stessi fenomeni di
svalutazione.
   Tutta l'Europa  come contagiata da questa specie di
pestilenza: dai paesi occidentali pi prossimi e pi in diretti
rapporti economici con la Spagna, dalle provincie italiane che
giacciono sotto la corona spagnola, agli Svizzeri che lucrano
sulle rimesse dei mercenari, ai paesi della corona d'Absburgo,
legati alla Spagna da rapporti pi che dinastici, fino
all'Ungheria che esporta grani nelle vicine provincie austriache,
fino alla Boemia che vede deprezzarsi il prodotto delle sue
miniere argentifere, fino alla lontana Polonia che esporta i suoi
grani nell'Occidente a prezzi sempre pi alti. Chi in qualche modo
se ne avvantaggia sono i paesi in via d'industrializzazione, dove
il rialzo dei prezzi incoraggia le iniziative (e questo sembra il
caso di Inghilterra e d'Olanda); chi  duramente colpito sono
invece i paesi che, come Genova, avendo larghi crediti all'estero,
non percepiscono che interessi in progressivo deprezzamento o
subiscono la restituzione di capitali di diminuito potere
d'acquisto.
   Nelle economie private, non meno che in quelle pubbliche,
questo rialzo dei prezzi, che assume proporzioni inaudite, diventa
l'elemento decisivo di una nuova distribuzione delle fortune.
Prosperano i ceti a reddito mobile; languono quelli a reddito
fisso. Rovinano ceti che, vivendo di rendita, contano su entrate
che non aumentano e che perdono continuamente di potere
d'acquisto, come rovina chi ha ceduto terre in sfruttamento
accontentandosi di percepire canoni fissi in moneta: una moneta
che, in continua progressiva svalutazione,  in grado ora di
procurare quantit sempre minori di beni o di servizi. Al
contrario, s'affermano le imprese nuove fondate sul credito, in
quanto possono contare su entrate crescenti, mentre i vecchi
debiti, rimasti quelli che erano, costituiscono un onere sempre
meno sentito. E simile  il caso di tutti gli obbligati per somme
fisse, come canoni e censi, pattuiti in moneta. Nell'Europa
occidentale  la rovina della nobilt che aveva abbandonato la
terra nelle mani di coltivatori obbligati in danaro per somme
fisse e generalmente modeste, mentre nell'Europa orientale la
possibilit d'esportare cereali a prezzi crescenti aumenta il
valore della terra e potenzia le fortune di chi la detiene,
spingendo alla formazione di propriet sempre pi estese, allo
sfruttamento sempre maggiore del lavoro, al vincolamento del
contadino alla terra. Nell'Europa occidentale il coltivatore si
affranca cos dai vecchi obblighi e si arricchisce; in quella
orientale, premuto dal latifondista,  progressivamente spogliato
e piegato sempre di pi verso le forme del lavoro servile.
   S'aggiunga poi che, per la tendenza che hanno i salari a
crescere meno rapidamente dei prezzi, le categorie di salariati
vengono a trovarsi in condizioni sempre pi disagiate. Dove
l'ordinamento delle corporazioni  ancor saldo, come per esempio
nella vecchia Firenze, l'adeguamento dei salari ai prezzi appare
rapido e tempestivo; dove invece si va affermando l'industria
capitalistica, come in vari centri della Germania o come nella
capitalistica Lione, l'adeguamento  lentissimo, l'operaio non ha
pi abbastanza da vivere e, divenuto proletario, pensa alla sua
difesa, si organizza in associazioni, cova la sommossa ed instaura
lo sciopero. Nel 1529 un manifesto di insorti lionesi finisce con
le stesse parole che riappariranno nel Manifesto comunista di Marx
e di Engels. Assemblons-nous! [Uniamoci!]. E' come il piano di
una nuova guerra.
